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Da
Il Mucchio Selvaggio n.317 dall1 al 7 Settembre 1998
R.N.Tickets
I Reggae National
Tickets sono insieme da sei anni e hanno già inciso tre album, ma
ancora non sono giunti a raccogliere quei consensi che invece gratificano
gruppi con curriculum di minor peso; sono in parecchi, comunque a conoscerli
almeno di nome, non fosse altro che per lintensa attività live
che ne ha sempre caratterizzato la carriera. Lascia Un Po Di Te, il
nuovo lavoro edito qualche mese orsono dalla 99/BMG, ha in ogni caso le
carte in regola per aprire allensemble bergamasco le porte di un successo
che sarebbe tuttaltro che immeritato
di
Luca Trambusti
Il terzo
album registra una decisa sterzata stilistica rispetto ai precedenti: come
siete arrivati a questo genere di sviluppo del vostro discorso espressivo?
Occorre fare
una premessa: negli ultimi anni il reggae si è evoluto ed è
cambiato. La Giamaica è rimasta una sorta di ghetto dove vivono
il puro stile e la vera cultura reggae, mentre n America ed Europa questultima
si è aperta e contaminata con parecchi altri generi. Per quanto
ci riguarda, non facciamo che miscelare il reggae con tutto ciò
che ci piace e che reputiamo musicalmente intelligente: in tal modo creiamo
un ibrido che riteniamo personale, derivato da quello che ascoltiamo e
sentiamo in qualche modo nostro. Inoltre, rispetto agli inizi, siamo rimasti
solo tre, e quindi lapporto di energie e idee nuove ha modificato il suono.
Non sentiamo più l0obbligo di dover suonare per forza reggae più
o meno canonico, amiamo tutti la black music in generale: reggae, soul,
funky, r&b, tutti generi dal groove molto forte e dai bassi pulsanti.
Per allontanarci dai filoni più di moda ci siamo rifatti maggiormente
allidea di Stevie Wonder piuttosto che, per esempio, a quella dei Morcheeba.
Lascia Un Po Di Te, a differenza del precedente Un Affare Difficile,
fa un minor uso della tecnologia e mette da parte drumnbass e campioni,
sempre perché volevamo distaccarci da quelli che sono i trend del
momento. Più che lelettronico attualmente amiamo lelettrico, le
sonorità valvolari, guardiamo al futuro appoggiandoci sul passato.
Cosa è
rimasto, allora, del reggae e delle vostre origini?
Il reggae,
o meglio tutti i suoi ingredienti, è ancora presente nella nostra
proposta, soprattutto nelle basi ritmiche sulle quali costruiamo i pezzi,
e inoltre dal vivo diamo maggior spazio ad un reggae meno contaminato e
più classico. Sostanzialmente siamo ancora un gruppo che suona
musica giamaicana, differenziando però laspetto live da quello
di studio.
Lascia
Un Po Di Te ha alle spalle un grande entourage che vede i 99 Posse come
eminenza grigia, ma soprattutto produzione di Carlo Rossi che ai mixaggi
è anche affiancato da Madaski. Cosa significa questo?
Sono i migliori!
Gli Africa Unite e quindi Madaski sono, insieme ai Casino Royale, i precursori
di tutto quello che cè adesso. Carlo Rossi è stato il produttore
del rock nazionale quando era in fasce e ancora oggi è un personaggio
molto importante. I 99 Posse hanno invece lanciato in Italia la musica
che più si ascolta ora. Queste credenziali sono più che sufficienti
a dimostrare le qualità delle persone con cui lavoriamo.
Oltre a
quelli citati, allalbum collaborano anche altri ospiti di rilievo.
Bunny Selassie
è unartista di reggae classico che vive in Giamaica: con lui
abbiamo fatto il penultimo tour, e Feel The Vibes che peraltro è
uscita fuori quasi per scherzo è il risultato della nostra collaborazione;
ormai, anche se è lontano dallItalia, è divenuto lottavo
elemento del gruppo, e parteciperà di sicuro anche al prossimo disco.
Dre Love (già con gli Almamegretta di Black Athena, N.d.R.) lo
abbiamo conosciuto grazie al nostro manager, e labbiamo scelto perché
sa essere molto cool ed ha un ottimo stile.
Con Lascia
Un Po Di Te, seguendo i 99 Posse, siete entrati nel giro major. Cosa
ha comportato il cambiamento?
E stata una
scelta obbligata, visto il fallimento della Flying. Tramite i 99 Posse
siamo arrivati alla BMG con il master già inciso, e quindi ciò
che è stato stampato è quello che effettivamente era nostro
, senza il minimo intervento esterno. Il contratto ci ha dato qualcosa
di cui in questo momento avevamo bisogno e va bene così; lessere
approdati ad una major non ha modificato il nostro modo di fare musica,
non vogliamo né possiamo realizzare un prodotto per vendere di più.
Questi sono i Reggae National Tickets, e non cambieremo vedute. In ogni
caso consideriamo questa svolta una base sulla quale costruire: fino allanno
scorso suonavamo in ambiti differenti rispetto a quelli attuali, non avevamo
promozione. Ora è tutta unaltra cosa: ci sono il video, le radio,
la stampa
Vi sentite
diversi dopo questi sei anni?
No, sostanzialmente
non è cambiato molto, siamo solo più consci del fatto che
è aumentata lesperienza e che la musica è cresciuta dentro
ed insieme a noi: salire sul palco significa ricordare anche le gioie ed
i dolori che abbiamo dovuto affrontare, e questo sembra essere percepito
anche dal pubblico.
Nel libretto
del cd cè una poesia con lo stesso titolo dellalbum e del brano.
Di cosa si tratta?
Per scelta
inseriamo una poesia in ogni nostro lavoro. Qui è stata la volta
di Lascia Un Po Di Te, che non ha ispirato né il disco né
il pezzo, ma semmai ne è stata ispirata. E un frammento con cui
vogliamo dimostrare il nostro amore per la poesia, una passione che traspare
anche dalle nostre liriche.
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